Il 1º maggio 1947, si tornava a festeggiare la festa dei lavoratori. 

lapide portella

Circa duemila lavoratori della zona di Piana degli AlbanesiSan Giuseppe Jato e San Cipirello, in prevalenza contadini, si riunirono in località Portella della Ginestra, nella vallata circoscritta dai monti Kumeta e Maja e Pelavet, per manifestare contro il latifondismo, a favore dell'occupazione delle terre incolte.

Improvvisamente dal monte Pelavet partirono sulla folla in festa numerose raffiche di mitra, che si protrassero per circa un quarto d'ora e lasciarono sul terreno undici morti (nove adulti e due bambini) e ventisette feriti, di cui alcuni morirono in seguito per le ferite riportate.  I nomi delle 11 vittime furono incise su una lapide posta sul luogo del massacro.

Esecutore materiale della strage fu ritenuto il bandito Salvatore Giuliano, ma per molti i veri mandanti furono i latifondisti e i mafiosi che volevano dare un forte segnale politico all'indomani della vittoria alle elezioni Regionali del Blocco del Popolo.

 

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